“Non volevo reagire così.”
È una frase che molte persone pronunciano dopo uno scatto di rabbia, una crisi d’ansia, un litigio o una decisione che sembrava andare contro i propri interessi.
Spesso sappiamo perfettamente quale sarebbe il comportamento più utile.
Sappiamo che non dovremmo rispondere in quel modo.
Sappiamo che quella situazione non rappresenta un vero pericolo.
Sappiamo che stiamo ripetendo uno schema che ci fa soffrire.
Eppure, nel momento in cui l’emozione arriva, tutto questo sembra improvvisamente scomparire.
Come se una parte di noi prendesse il controllo.
Come se la volontà non fosse più sufficiente.
Perché accade?
Il mito del controllo
Molti di noi sono cresciuti con l’idea che il benessere psicologico dipenda principalmente dalla forza di volontà.
Se soffri, dovresti reagire.
Se hai paura, dovresti essere più coraggioso.
Se sei triste, dovresti pensare positivo.
Se sei arrabbiato, dovresti controllarti.
Questa visione contiene una parte di verità, ma rischia di trascurare un aspetto fondamentale.
Le emozioni non sono semplicemente idee.
Sono stati dell’intero organismo.
Coinvolgono il corpo, il sistema nervoso, la memoria, l’attenzione, la percezione e la relazione con l’ambiente.
Quando un’emozione intensa emerge, non cambia soltanto ciò che sentiamo.
Cambia il modo in cui il nostro organismo funziona.
Quando il sistema nervoso prende il comando
Immagina di trovarti improvvisamente di fronte a una situazione che il tuo sistema interpreta come pericolosa.
Può trattarsi di una critica.
Di un conflitto.
Di un rifiuto.
Di una perdita.
Di uno sguardo che richiama inconsapevolmente esperienze già vissute.
In pochi istanti il sistema nervoso mobilita enormi quantità di energia.
Il cuore accelera.
I muscoli si preparano all’azione.
L’attenzione si restringe.
Le aree più riflessive del cervello diventano meno accessibili.
Il sistema non sta cercando di essere razionale.
Sta cercando di proteggerti.
Da questo punto di vista molte reazioni emotive intense non rappresentano un fallimento della volontà.
Rappresentano il tentativo del sistema di garantire la sopravvivenza.
La forza della memoria implicita
Esiste inoltre un’altra ragione per cui alcune emozioni possono apparire così potenti.
Molte delle esperienze che influenzano il nostro comportamento non sono conservate sotto forma di ricordi consapevoli.
Sono immagazzinate come apprendimenti impliciti.
Il corpo ricorda.
Il sistema nervoso ricorda.
Le emozioni ricordano.
Quando una situazione attuale assomiglia, anche lontanamente, a qualcosa che in passato è stato associato a dolore, rifiuto, paura o umiliazione, il sistema può reagire prima ancora che la mente abbia il tempo di comprendere ciò che sta accadendo.
Per questo motivo una persona adulta può sentirsi improvvisamente vulnerabile, arrabbiata o spaventata in situazioni che, osservate dall’esterno, sembrano relativamente innocue.
Non è debolezza
Molte persone interpretano queste esperienze come un segno di fragilità.
Pensano di essere troppo sensibili.
Troppo emotive.
Troppo vulnerabili.
Ma spesso la realtà è diversa.
Quello che stiamo osservando non è un difetto.
È un sistema di adattamento che continua a funzionare secondo regole apprese molto tempo prima.
Regole che forse un tempo erano necessarie.
Ma che oggi possono essere diventate rigide e automatiche.
La regolazione viene prima del controllo
Uno degli errori più comuni consiste nel tentare di controllare un’emozione quando il sistema è già completamente attivato.
In quei momenti il problema non è la mancanza di volontà.
Il problema è che il sistema nervoso dispone di risorse limitate per riflettere, valutare e scegliere.
Per questo motivo la psicoterapia contemporanea attribuisce sempre maggiore importanza alla regolazione.
Regolare non significa reprimere.
Non significa eliminare le emozioni.
Significa sviluppare la capacità di rimanere in contatto con ciò che stiamo vivendo senza esserne completamente travolti.
Una nuova idea di libertà
Molte persone immaginano la libertà come la capacità di non provare emozioni difficili.
Forse la libertà psicologica assomiglia a qualcosa di diverso.
Forse consiste nella capacità di sentire profondamente senza essere costretti a reagire automaticamente.
Di riconoscere la paura senza esserne dominati.
Di accogliere la rabbia senza diventarne prigionieri.
Di attraversare la vulnerabilità senza esserne sopraffatti.
In questa prospettiva il cambiamento non nasce dalla lotta contro le emozioni.
Nasce dalla costruzione di una relazione diversa con esse.
Una relazione fondata sulla sicurezza, sulla consapevolezza e sulla capacità di rimanere presenti.
Perché il problema non è avere emozioni intense.
Il problema è non avere abbastanza spazio per contenerle.
Ed è proprio quello spazio che la psicoterapia può aiutare a costruire.

