Una psicoterapia integrata per riconnettere corpo, relazione e sicurezza interiore.

Corpo, Emozioni e Sistema Nervoso

Neurocezione: come il corpo decide se siamo al sicuro

Immagina di entrare in una stanza piena di persone sconosciute.

Prima ancora di parlare con qualcuno, prima ancora di riflettere su ciò che stai osservando, qualcosa dentro di te ha già iniziato a valutare la situazione.

Ti senti a tuo agio?

Ti senti osservato?

Ti senti accolto?

Oppure avverti una sottile tensione difficile da spiegare?

La maggior parte delle persone pensa che queste sensazioni siano il risultato di un ragionamento consapevole.

In realtà, molto spesso accade il contrario.

Il corpo valuta prima.

La mente costruisce una spiegazione dopo.

Un sistema di rilevamento sempre attivo

Il neuroscienziato Stephen Porges, ideatore della Teoria Polivagale, ha introdotto il concetto di neurocezione per descrivere la capacità del sistema nervoso di rilevare automaticamente segnali di sicurezza o di pericolo presenti nell’ambiente.

La neurocezione opera continuamente.

Non richiede attenzione cosciente.

Non dipende dalla volontà.

È un processo automatico che avviene in ogni momento della nostra vita.

Mentre leggiamo, lavoriamo, camminiamo per strada o parliamo con qualcuno, il nostro sistema nervoso continua a porsi una domanda fondamentale:

“Sono al sicuro?”

Quando il corpo decide prima della mente

Pensiamo spesso che siano i pensieri a generare le emozioni.

Ma molte volte il processo avviene nella direzione opposta.

Una persona può sentirsi improvvisamente a disagio senza sapere perché.

Può provare ansia in un ambiente apparentemente innocuo.

Può percepire fiducia verso qualcuno appena incontrato.

Può sentirsi minacciata pur sapendo razionalmente che non esiste alcun pericolo reale.

In questi casi non è necessariamente la mente a sbagliare.

È il sistema nervoso che sta reagendo sulla base delle informazioni che ritiene rilevanti.

La neurocezione è molto più rapida del pensiero cosciente.

Per questo motivo il corpo può entrare in uno stato di allerta prima ancora che la persona comprenda cosa stia accadendo.

I segnali di sicurezza

Secondo la Teoria Polivagale, il nostro organismo non ricerca semplicemente l’assenza di pericolo.

Ricerca attivamente segnali di sicurezza.

Un volto accogliente.

Un tono di voce caldo.

Uno sguardo rassicurante.

Una relazione prevedibile.

Un ambiente stabile.

Tutti questi elementi vengono registrati dal sistema nervoso e contribuiscono a favorire stati di calma, connessione e apertura.

Quando percepiamo sicurezza, diventano più accessibili funzioni fondamentali come la riflessione, la creatività, l’empatia e la capacità di apprendere.

Quando la neurocezione diventa ipersensibile

Le esperienze difficili possono modificare il modo in cui il sistema nervoso interpreta il mondo.

Se una persona ha vissuto ambienti caratterizzati da imprevedibilità, rifiuto, umiliazione o paura, il sistema può diventare particolarmente sensibile ai segnali di minaccia.

Non perché sia difettoso.

Ma perché ha imparato a proteggersi.

In questi casi il corpo può reagire come se il pericolo fosse presente anche quando la situazione attuale è relativamente sicura.

La persona può sentirsi costantemente in allerta, avere difficoltà a fidarsi o interpretare alcune situazioni neutre come potenzialmente minacciose.

Perché la sicurezza è così importante in psicoterapia

Se il sistema nervoso percepisce pericolo, gran parte delle sue risorse viene dedicata alla protezione.

Quando invece percepisce sicurezza, diventa possibile esplorare, apprendere e cambiare.

Per questo motivo la psicoterapia non consiste soltanto nel comprendere ciò che è accaduto.

Consiste anche nel creare le condizioni affinché il sistema nervoso possa fare esperienza di una sicurezza sufficientemente stabile.

La relazione terapeutica, il ritmo del lavoro, l’attenzione al corpo e la qualità della presenza del terapeuta diventano elementi essenziali del processo di cambiamento.

Una nuova prospettiva sulla sofferenza

Forse molte delle difficoltà che incontriamo nella vita non dipendono da una mancanza di volontà o da una debolezza personale.

Forse dipendono dal fatto che il nostro sistema nervoso sta ancora cercando di proteggerci.

La neurocezione ci invita a guardare la sofferenza da una prospettiva diversa.

Non come un difetto da correggere.

Ma come il risultato di strategie di adattamento che, in un certo momento della nostra storia, hanno avuto una funzione importante.

Il cambiamento inizia quando il sistema scopre che non deve più vivere costantemente in allerta.

Quando può finalmente riconoscere, dentro e fuori di sé, nuovi segnali di sicurezza.

Ed è proprio in quel momento che diventano possibili nuove forme di presenza, relazione e libertà.

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