Una psicoterapia integrata per riconnettere corpo, relazione e sicurezza interiore.

Corpo, Emozioni e Sistema Nervoso

Perché capire non basta: quando il corpo continua a vivere nel passato

“Lo so benissimo, ma non riesco a smettere.”

È una frase che, come psicoterapeuta, ascolto molto spesso.

Le persone sanno che una certa situazione non rappresenta un pericolo reale.
Sanno che alcune paure sono sproporzionate.
Sanno che determinati comportamenti finiscono per farle soffrire.

Eppure continuano a reagire nello stesso modo.

La mente comprende.
Il corpo no.

Per molto tempo la psicologia ha attribuito grande importanza alla comprensione razionale. Conoscere le cause della propria sofferenza è certamente importante, ma l’esperienza clinica mostra che spesso non è sufficiente.

Molte persone riescono a raccontare con precisione la propria storia, identificano perfettamente le dinamiche che le fanno soffrire e comprendono le ragioni dei propri comportamenti. Nonostante questo, continuano a sentirsi bloccate.

Perché accade?

Una possibile risposta è che una parte importante della nostra esperienza non è immagazzinata sotto forma di ricordi narrativi, ma sotto forma di memoria implicita.

La memoria implicita non racconta storie.

Non utilizza parole.

Si esprime attraverso sensazioni corporee, emozioni, tensioni muscolari, impulsi e modalità automatiche di risposta.

È il motivo per cui possiamo sentirci improvvisamente in allerta senza sapere esattamente perché.

È il motivo per cui alcune persone si irrigidiscono di fronte a un conflitto, mentre altre tendono a compiacere, evitare o chiudersi emotivamente.

Il sistema non sta necessariamente reagendo a ciò che accade nel presente.

Spesso sta reagendo a ciò che ha imparato nel passato.

Negli ultimi decenni le neuroscienze hanno mostrato che il cervello e il sistema nervoso sono costantemente impegnati a valutare il livello di sicurezza o di pericolo presente nell’ambiente.

Questo processo avviene in larga misura al di fuori della consapevolezza.

Prima ancora di pensare, il nostro organismo percepisce.

Prima ancora di decidere, il nostro corpo reagisce.

Quando esperienze difficili, relazioni insicure o eventi traumatici hanno lasciato tracce profonde, il sistema può continuare a interpretare il mondo attraverso una lente di protezione.

Non perché sia difettoso.

Ma perché ha imparato che quella strategia era necessaria per sopravvivere.

Ecco perché molte persone sperimentano una sensazione frustrante: sapere che non c’è alcun pericolo e sentirsi comunque come se il pericolo fosse presente.

La psicoterapia contemporanea sta sempre più riconoscendo che il cambiamento non riguarda soltanto il modo in cui pensiamo.

Riguarda anche il modo in cui il corpo apprende nuove esperienze di sicurezza.

Significa imparare gradualmente a riconoscere i segnali del proprio sistema nervoso.

Significa sviluppare una maggiore capacità di rimanere presenti alle emozioni senza esserne travolti.

Significa costruire relazioni sufficientemente sicure da permettere nuove forme di esperienza.

In altre parole, il cambiamento non avviene soltanto quando comprendiamo qualcosa.

Avviene quando il nostro intero organismo inizia a fare esperienza di una realtà diversa.

Quando il corpo scopre che può rilassarsi.

Quando le emozioni non devono più essere combattute.

Quando la relazione non è più soltanto una fonte di minaccia ma può diventare anche uno spazio di sicurezza.

Comprendere è importante.

Ma spesso il cambiamento più profondo inizia quando ciò che abbiamo capito con la mente viene finalmente riconosciuto anche dal corpo.

E forse è proprio in quel momento che la nostra storia smette di essere soltanto qualcosa che raccontiamo e diventa qualcosa che possiamo finalmente vivere in modo diverso.

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